LA PRIMA PAROLA BIBLICA
8 dicembre 2024, Immacolata Concezione di Maria
(Gen 3,9-15.20; Sl 98/97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38)

 

Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38)

 

La prima parola biblica che il Creatore rivolge alle sue creature è una domanda: Dove sei?
L’ultima parola biblica che i figli rivolgono al Figlio di Dio è un’invocazione: Vieni, Signore Gesù (Ap 22,20).

 

Tra l’iniziale Dove sei? divino, e il finale Vieni, Signore Gesù umano, c’è la storia dell’alleanza.
Una storia d’amore.

 

Mentre un Dio ignaro cercava la compagnia delle sue creature passeggiando nella brezza del mattino, l’uomo e la donna se ne stavano nascosti dietro un cespuglio, per evitare la sua compagnia (Gen 3,9).

 

Una scena tragicomica, con due punti oscuri che non sfuggono all’attenzione dei maestri.
Com’è possibile che l’onnisciente Dio non sapesse cosa fosse accaduto all’uomo e alla donna e ignorasse dietro quale cespuglio se ne stessero nascosti?
E Adamo come poteva sapere di essere nudo se non aveva mai visto un uomo vestito?

 

Ovviamente Adamo e sua moglie non avevano mai incontrato qualcuno con un vestito addosso, ma avevano incontrato colui che è astuto e nudo, due termini che hanno la stessa radice nella lingua del testo sacro: Il serpente era il più astuto/nudo di tutti gli animali selvatici che il Signore Dio aveva creato (Gen 3,1).
Mentre la donna e il suo uomo addentavano il frutto dell’albero, il serpente aveva morso il loro cuore iniettandovi il veleno del sospetto e della malizia.
La disobbedienza non li aveva resi come Dio ma nudi e astuti come colui che li aveva ingannati.
Non era la nudità del corpo che li spinse a nascondersi dietro un cespuglio, ma quella dell’anima.

 

Nel momento in cui avevano deciso di allungare la mano per raccogliere il frutto dell’albero, disobbedendo così all’ordine divino, Adamo ed Eva avevano varcato il confine di una terra che le separava dal Creatore, erano usciti dall’Eden ed erano entrati nella terra degli uomini.
Uno spazio di libertà che il Signore non aveva diritto di violare senza il loro permesso.
Per questo non poteva sapere ciò che era accaduto e dove si erano nascoste le sue creature.

 

In questa terra il serpente sarebbe stato loro compagno di strada, ospite sgradito e inevitabile dentro la loro esistenza.
Il Signore non ci abbandona in balia del nemico ma, essendo un gran Signore, ha un grande rispetto della nostra libertà e bussa alle nostre porte prima di entrare e attende con infinita pazienza che gli apriamo (Ap 3,20).

 

Il serpente con la sua astuzia, aveva calcolato ogni cosa con meticolosa precisione, ma non aveva previsto le conseguenze della sua opera e, suo malgrado, mise in moto una storia di salvezza.
Come dice abba Antonio, che col demonio aveva a che fare ogni santo giorno: Togli la tentazione e nessuno si salverà.
La disobbedienza li rese più simili al serpente che a Dio ma, nello stesso tempo, diede inizio a una storia di salvezza e alleanza.

 

Una storia d’amore raccontata con la bellezza della poesia in quel piccolo libro del Cantico dei Cantici.
L’amato bussa al cuore dell’amata ma quando lei gli apre, lui se n’è già andato.
Allora esce a cercarlo nel buio della notte, insensibile alle percosse dei soldati che facevano la ronda e indifferente alle guardie delle mura che la spogliarono. Quando incontra le figlie di Gerusalemme le scongiura di dire al suo amato che lei è malata d’amore (Ct 5,2-8).

 

Dove sei?, dice Dio.
Vieni, Signore Gesù, invoca l’uomo.

 

Il serpente è un abile ingannatore, ma non ha nulla da opporre a un amore che le acque non possono spegnere, né i fiumi travolgere (Ct 8,7).

 

Come lo sposo del Cantico, Dio bussò alla porta di una sconosciuta ragazza di Nazareth e attese una risposta.
Lei aprì al messaggero divino la porta della stanza segreta del suo cuore.
Non si nascose, ma parlò con l’angelo e nelle sue domande non c’era traccia di malizia.
La storia del suo popolo si concentrò nello spazio ristretto della sua casa e il suo piccolo cuore si allargò per contenere il passato, il presente e il futuro.

 

La potenza dell’Altissimo l’avrebbe avvolta come, milleduecento anni prima, nel deserto scendeva e avvolgeva il popolo e la Tenda del Convegno (Es 40,34).
Non doveva temere perché Il Signore era con lei, com’era stato con il giovane profeta Geremia, sei secoli prima (Ger 1,6-8).
Nulla è impossibile a Dio (Gen 18,14).
Come sempre il Signore aveva scelto la più insignificante delle creature per rendere possibile l’impossibile.

 

Quel giorno nella casa di Maria il tempo si fermò per un istante.
È l’anno zero che non divide in due la storia, ma la ricompone.

 

L’obbedienza di Maria mostra a Dio dov’è l’uomo e all’uomo dove è Dio.
Domanda e invocazione s’incontrano nel Figlio che concepirà e partorirà.

 

Il serpente, in fondo, è un povero diavolo che si trova disarmato di fronte alla fede degli umili e dei piccoli.
Basta una sconosciuta giovane donna di uno sconosciuto villaggio della Galilea per smascherare la sua malizia. Con la sua fede, Maria continua a schiacciargli la testa e a tappargli la bocca, disobbedendo a parole che illudono per obbedire alla Parola che non passa (Lc 22,33).

 


La parola emunah/fede ha anche il significato di disponibilità a un processo educativo che è nutrimento spirituale, attraverso l’ascolto e l’apprendimento, nei confronti di qualcuno o di qualcosa di cui non siamo in grado di verificare le parole.
(Alberto M. Somekh, L’albero capovolto)