Ludus Danielis
Un dramma liturgico
Prima di tutto: cos'è un dramma liturgico? È un argomento estremamente interessante che meriterebbe tempi ben più lunghi per essere sviscerato.
Per quello che è essenziale sapere, il dramma liturgico è la prima forma di rappresentazione teatrale in musica che riapparve nella civiltà cristiana medievale dopo che per molti secoli il teatro fu visto dai teorici cristiani come una attività malvagia. Ed è semplice capire il perché: lo spettacolo teatrale è finzione, l'uomo si immedesima e fantastica in essa, allontanandosi dall'unica verità che è Cristo. L'unica azione che risponde alla verità è l'actio liturgica, l'Eucarestia, ed ecco perché è proprio all'interno delle navate ecclesiali che si tornerà a rappresentare le storie, e dal dramma liturgico si passerà alle sacre rappresentazioni tardomedievali e poi rinascimentali, fuori dalle chiese, negli spazi aperti.
Le musiche del Ludus Danielis sono state composte da un gruppo di studenti dell'Università di Beauvais, a nord di Parigi, intorno al 1230, ma il testo risale a un secolo prima.
Gli stili musicali raccolti nel Ludus rappresentano tutti gli stili musicali dell'epoca: canti trovadorici insieme a musiche di danza, conductus medievali e brani che riecheggiano il canto piano, cioè il canto che oggi chiamiamo gregoriano. Ovviamente noi abbiamo aggiunto gli arrangiamenti, vocali e strumentali, con la nostra sensibilità, raccogliendo le informazioni storiche e musicologiche sull'epoca, e basandoci anche, in alcuni casi, sulle splendide interpretazioni di gruppi ben più blasonati di noi. Ma siamo sicuri che, anche se il risultato non corrispondesse alle esecuzioni dell'epoca (che non avremo mai modo di conoscere) lo spirito sia molto simile a quello dei primi interpreti.
Infine, perché proprio Daniele? Egli fu il profeta che più di altri prefigurò con precisione anche temporale la venuta di Cristo sulla terra. Ecco un passo tratto dal suo libro VII:
Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.
E il Ludus termina proprio con queste parole:
Ecco, viene quel santo, il più santo dei santi,
colui che questo re ordina di venerare, il potente, il più forte.
Cessano i templi, cessi il regno, cesserà anche l’unzione;
del regno dei Giudei incombe la fine e la soppressione.
E subito dopo un angelo annuncia la nascita di Cristo:
Vi reco un annuncio dal cielo: è nato il Cristo,
Signore del mondo, a Betlemme di Giuda:
proprio così il profeta aveva predetto.
Il Ludus Danielis racconta due episodi del Libro di Daniele:
Il convito di Baldassarre (lib. 5)
Il re Baldassarre (come tale si conosce un figlio di Nabodono) durante un banchetto beve nelle coppe rubate al Tempio di Gerusalemme. Improvvisamente una mano compare nel cielo e scrive: «mane, techel, fares». Il re ne è terrorizzato, ma invano chiede che i suoi consiglieri gli forniscano una spiegazione. La Regina gli consiglia di consultare l’ebreo Daniele (chiamato Baltassar dal capo degli eunuchi), noto per la sua saggezza, ed egli sarà l'unico a poter interpretare la scritta: i giorni di Baldassarre sono 'contati', il suo operato è stato 'soppesato' e infine il suo regno è 'diviso' e pertanto finirà a breve. Baldassarre morirà il giorno dopo.
Il secondo episodio è il famoso Daniele nella fossa dei leoni (lib. 6 e lib. 14). Daniele è gettato nella fossa dei leoni per due ragioni diverse: prima di tutto per l'invidia dei cortigiani di Dario (lib. 6), che conoscono e temono la stima crescente che il Re nutre per l’ebreo; inoltre sono stati umiliati da Davide che aveva sconfessato due vecchi lussuriosi e liberato la bella Susanna dalla morte (Lib. 13), e aveva sconfitto due idoli babilonesi, Bel (Baal) e il Drago (lib. 14). Nonostante il Re nutrisse simpatia per Daniele, questi fu condannato a morte, ma i leoni nella fossa davanti a lui diventano mansueti, e anche dalla fame egli sarà salvato dal profeta Abacuc trasportato nella fossa da un Angelo. Il Re libererà Daniele, getterà nella fossa i nemici di Daniele (che saranno prontamente sbranati dai leoni) e proclamerà che il Dio degli Ebrei sarà il Dio di tutta la terra.
Per chi volesse approfondire, il sito del prof. Daolmi propone un articolo estremamente approfondito sull'argomento, e inm un'altra sezione del sito il testo latino con la traduzione a fianco.