MICHEA, IL PICCOLO PROFETA
22 dicembre 2024, IVAVVENTO C
(Mi 5,1-4; Sl 89/88; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45)

 

E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere tra i villaggi di Giuda… (Mi 5,1)

 

Michea, il piccolo profeta dell’altrettanto piccolo villaggio di Moreset, parla del più piccolo tra i villaggi di Giuda e vede uscire proprio da là, da Betlemme, Casa del Pane, colui che si sarebbe preso cura di un gregge di uomini e di donne resi poveri da un’ingiustizia istituzionalizzata.
I sacerdoti si ritenevano intoccabili perché credevano di avere Dio dalla loro parte (Mi 3,11) e con questo alibi coprivano l’avidità dei grandi proprietari terrieri e la violenza dei politici (Mi 2,2-4). I giudici erano corrotti e falsi profeti facevano deviare il popolo (Mi 3,1-5).

 

Michea significa: Chi è come Dio?

 

Nel suo piccolo libro il profeta dà una riposta alla domanda contenuta nel suo nome: Come Dio è chi cammina umilmente con Lui (Mi 6,8).
Versetto che i maestri traducono (altrettanto correttamente): Come Dio è chi si fa umile camminando con il suo Dio.
Perché è il cammino che rende umili ed è l’umiltà che mette in cammino.
E l’umiltà e la perseveranza nel cammino attirano la grazia di Dio, lo fanno scendere in mezzo a noi, sulle nostre strade (Gv 1,14).

 

Il serpente, animale che striscia invece di camminare e non conosce l’umiltà, ingannò la donna solleticando la sua curiosità e toccandole il nervo scoperto dell’autostima.
Le disse che loro due, lei e il suo uomo, avrebbero potuto essere come Dio, se solo l’avessero voluto. Ovviamente – disse – il Signore Dio farà di tutto per impedirvelo perché era geloso della sua unicità.
Quando Eva comprese di essere stata ingannata era troppo tardi (Gen 3,1-7).

 

Molti anni dopo, nella stanza segreta di una piccola casa di un piccolo villaggio della Galilea, un angelo recò un messaggio a una sconosciuta ragazza di Nazareth.
Il messaggero divino si chiamava Gabriele e la ragazza Maria.
In attesa di una risposta il cielo e la terra trattennero il fiato.
Alla fine Maria disse che avrebbe fatto quello che Dio le chiedeva (Lc 1,26-38).
Chiuse la porta del suo cuore in faccia al serpente e la aprì alla volontà di Dio.
Pochi giorni dopo, con un bagaglio leggero, Maria si mise in viaggio e, camminando umilmente con il suo Dio dentro di sé, come aveva scritto il profeta Michea sette secoli prima, raggiunse un villaggio della Giudea, dove vivevano Zaccaria ed Elisabetta.

 

Nel cortile di quella casa non c’era spazio per le illusioni dell’antico avversario e per aver creduto che tutto è possibile a Dio le due donne con semplicità schiacciarono la testa al serpente (Gen 3,15).

 

Il Signore costruisce storie di alleanza con la fede di chi cammina umilmente con lui.
Storie paradossali come quella di Elisabetta, troppo vecchia per generare figli secondo le leggi della natura, o quella di Maria troppo giovane e non ancora sposata per generarli secondo le leggi degli uomini.

 

Eppure nel grembo sterile della vecchia Elisabetta un figlio era già al sesto mese.
E in quello vergine di Maria di Nazareth il cuore del Figlio di Dio aveva già iniziato a battere.
Dio non esige dai suoi servi virtù eroiche, imprese sovrumane.
A chi camma umilmente con Lui non chiede di scalare il cielo, ma di credere in Lui, cui tutto è possibile e che è disposto a scendere dal cielo per farsi nostro compagno di viaggio (Lc 24,15).

 

Dio si riconosce in chi è piccolo e umile, e si serve di chi conta nulla per continuare la sua opera nel mondo.

 

La sicurezza di Israele non verrà da una città potente protetta da mura altissime, ma dal più piccolo dei villaggi di Giuda. Il salvatore le cui origini sono dall’antichità non uscirà da Sion, ma da Betlemme.
Chi è come Dio? Michea con la sua vita, con le sue parole e con il suo nome rispondeva che solo l’umile è come Dio.

 

La storia di salvezza riparte da due villaggi sconosciuti.
Da Nazareth, mai nominato nelle Scritture e nei testi della tradizione ebraica.
E da quello di Zaccaria ed Elisabetta che non viene nemmeno nominato.
Dio riprende una storia di alleanza mai interrotta con le storie marginali di una vecchia, di una vergine e di due bambini.
L’anziana Elisabetta che aveva camminato con il suo Dio portando l’umiliazione della sterilità, con la nascita di Giovanni terminava il suo cammino.
Maria con il Figlio che aveva appena concepito ne iniziava uno nuovo.
Ma dentro quella casa, nell’abbraccio delle due donne, non c’erano più vecchio e nuovo, ma la pienezza del Tempo (Gal 4,4).

 

Maria restò tre mesi dalla cugina con il Figlio di Dio che cresceva dentro di lei e Gesù per nove mesi visse all’ombra della madre, camminò umilmente con lei.

 

Poi fu la madre che visse all’ombra del Figlio e camminò umilmente dietro a lui, come discepola. Quando non capiva, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore (Lc 2,19.50) e continuava a camminare umilmente dietro a lui.
Da Betlemme al Golgota (Gv 19,25).

 

Chi è come Dio? chiede il profeta Michea con il suo nome.
Come Dio è l’umile che cammina con lui.
A Betlemme di Èfrata, il grido di un bambino che veniva alla luce fermò per un istante il corso degli astri nel cielo.
Pochi ci fecero caso, era solo un bambino come tanti altri.

 

Solo un bambino che aveva già percorso molta strada camminando umilmente dentro il grembo di sua madre.

 


La vita del credente non consiste di improvvisi arrivi, bensì di progressi costanti.
È un viaggio continuo.
Due sono i pericoli principali: Credere di essere arrivati e scoraggiarsi
Ciascun viaggio è una forma di liberazione da un Egitto personale. La direzione in cui ci si muove conta più della distanza coperta.
(Rabbi Menachem Mendel Schneerson, Rebbe di Lubavitch)