IL GIORNO IN CUI GESÙ
9 marzo 2025, I QUARESIMA C
(Dt 26,4-10; SI 91/90; Rom 10,8-13; Lc 4,1-13)
Se tu sei Figlio di Dio… (Lc 4,3.9)
Il giorno in cui Gesù ricevette il battesimo, nell’acqua del Giordano, venne una Voce da cielo che lo confermò come il Figlio nel quale il Padre aveva posto il suo compiacimento (Lc 3,22).
A parte la parentesi luminosa della Trasfigurazione (Lc 9,35), gli evangeli non riportano altri momenti nei quali la Voce del Padre si fece sentire così forte e chiara.
Dopo il Battesimo, Gesù si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Dopo quaranta giorni di digiuno un’altra voce gli chiese di dimostrare di essere chi diceva di essere, il Figlio di Dio. Con questa voce, ambigua e religiosamente molto corretta, Gesù ebbe a che fare nei tre anni della vita pubblica.
Lo scontro nel deserto non fu un teatrino di cui si conosce già il lieto fine, ma la lotta che dovette affrontare anche il Figlio di Dio che si era fatto carne.
Se non avesse condiviso fino in fondo la nostra condizione umana Gesù non sarebbe stato credibile.
Per questo lo Spirito lo guidò nel deserto e in quello spazio sconfinato lo lasciò solo per quaranta giorni.
Il diavolo non si presentò a Gesù con immagini oscene e grida terrificanti.
L’anticristo è astuto (Gen 3,1) e sa bene che se si mostrasse così sarebbe facile smascherarlo.
Si presentò a Gesù ben vestito e gli parlò con voce gentile.
Non sei forse il Figlio di Dio?
Vedi quelle pietre in quel nudo deserto infuocato? Trasformale in pani, e l’umanità ti correrà dietro come un gregge, grata e docile… Ma tu non hai voluto privare l’uomo della libertà e hai respinto l’offerta poiché, che libertà può mai esserci, così hai ragionato, se la docilità è comprata coi pani? (Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov).
Sul monte sopra il mare di Galilea, dopo avere sfamato cinquemila uomini con cinque pani d’orzo e due pesci, Gesù avrebbe potuto comprare la gratitudine e la docilità delle folle (Gv 6,1-15).
Ma il Signore si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi (Gv 1,14) per risvegliare la fame e la sete di una Parola di vita eterna (Gv 6,68), non per avere un seguito di uomini e donne grati, docili e sazi.
Visto che con il pane non ottenne alcun risultato, il diavolo tentò di incantare Gesù con il potere e la gloria dei regni di questo mondo.
Con un tale potere il Messia porterebbe nel mondo giustizia e benessere, pace e salvaguardia del creato.
Se il fine è buono che cosa importa se questo potere viene da Dio o dal suo avversario?
Nella sua predicazione Gesù non parlò molto dei peccati legati alla sfera sessuale, ma sul pericolo della ricchezza e sul fascino del potere non usò mezzi termini.
È più facile – disse – usando un’immagine paradossale che non va addolcita con patetici tentativi d’interpretazione – che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli (Lc 18,24-25).
Ciò che è di Cesare, vale a dire il potere e la gloria dei regni di questo mondo, appartiene al principe di questo mondo e a lui va restituito senza pensarci due volte (Lc 20,25).
Chi rifiuta di adorare Dio, di rendere culto solo a lui, finisce per inginocchiarsi davanti a un idolo (Fëdor Dostoevskij, L’adolescente).
Ma la tentazione più pericolosa, perché religiosamente molto corretta, fu la terza.
Il diavolo condusse Gesù nel più sacro dei luoghi, il tempio, e come sottofondo usò la Parola di Dio.
Se sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra (Sl 91,11-12).
Un miracolo spettacolare che avrebbe ottenuto un consenso immediato.
Gesù fece molti miracoli, prodigi e segni (At 2,22) per annunciare che il regno si era fatto vicino (Mc 1,15) ma i miracoli, i prodigi e i segni diminuirono mentre si avvicinava l’ora del compimento (Gv 2,4), e scomparvero del tutto dopo il suo ingresso a Gerusalemme.
A Gerusalemme, lo Spirito non condusse Gesù sul punto più alto del tempio per gettarsi giù e dimostrare a tutti di essere il Figlio di Dio, l’eletto, ma sulla cima di un piccolo colle, dove fu innalzato sulla croce.
Quello fu il momento fissato dal diavolo per un ultimo tentativo di distogliere il Figlio dal portare a compimento la volontà del Padre.
Sul Golgota il diavolo si fece sentire con la stessa voce gentile e religiosamente molto corretta, con la quale aveva tentato Gesù all’inizio, nel deserto.
Senza apparire si nascose dietro il buon senso, l’ironia e il sarcasmo dei capi del popolo, dei soldati e del delinquente crocefisso accanto a lui.
Se sei il Figlio di Dio…
I capi lo deridevano dicendo: Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, l’eletto.
Anche i soldati dicevano: Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso.
Infine il diavolo ci provò con un povero diavolo crocefisso accanto a Gesù: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi! (Lc 23,35-39)
Ma Gesù non scese dalla croce accompagnato dagli angeli.
Per dimostrare di essere il Figlio di Dio rimase inchiodato al legno.
Il cielo si chiuse e non ci fu alcuna Voce che lo sostenne (Lc 23.44).
Consegnò la sua vita nelle mani del Padre (Lc 23,46) e, in silenzio, si gettò nell’abisso della morte per riportare alla vita tutti quelli che erano in potere del diavolo.
Ad accompagnarlo non fu un angelo ma il delinquente crocefisso alla sua destra.
L’uomo, senza vedere alcun miracolo, comprese che quell’uomo era davvero il Figlio di Dio (Mc 15,39) e si aggrappò a Gesù che lo prese per mano.
Insieme scesero negli inferi e insieme risalirono fino al cielo che si aprì al loro passaggio per farli entrare quello stesso giorno in paradiso (Lc 23,40-43).
Rabbi Nachman di Bratzlav: Se un uomo soccombe alle tentazioni non deve arrendersi alla malinconia, ma deve afferrare con forza ciò che gli resta di buono del suo precedente stato e ricominciare daccapo. Il canto e la preghiera aiutano a vincere la malinconia.